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Sesso, amore ed equivoci

Sesso amore ed equivoci...

Lui sognava di comprarsi un loft molto open e tanto space...specialmente d'estate!
Lei voleva comprarsi un cagnolino e l'amore di qualcuno.
Lui non aveva ancora un lavoro e non sapeva fare l'amore, lei era una ninfomane con intenti artistici e una punta di romanticismo bohemienne.
Lei sniffava... lui faceva uso di psicofarmaci insieme a qualche goccia di alcool.
Lui amava una vita disordinata, seppur sobria, lei un'esistenza sciamannata e priva di ogni pudore.
Va da sé, che si misero insieme, giusto per rovinarsi la vita o complicarsela un po'.
Mal che vada, rischiavano di essere felici.
Lei gli insegnò l'arte dell'amore, lui l'arte di amare...e, dunque, seppur diversi, stavano bene insieme.
Ma conobbero un uomo molto ricco che abitava in un attico...lui li voleva conoscere, più a fondo; forse voleva anche sedurli e stupirli.
Iniziò ,infatti, a ricoprirli di premure ed attenzioni.
Allora...forse, anelava anche avere rapporti più intimi con loro, oppure desiderava solo guardare...
Così iniziarono a pensare i due giovani di primo acchito ma, comunque sia, le loro,erano solo delle congetture.
Sta di fatto che l'anziano signore, a distanza di poco tempo, promise al giovane un loft e a lei, gioielli, pellicce , tanti cagnolini e molti soldi.
Essi rimasero basiti, ma...la proposta era troppo ghiotta per rifiutare.
Lei era ormai quanto mai convinta che prima o poi avrebbe incontrato quell'anziano signore in una camera da letto, l'altro era invece quanto mai reticente e dubbioso...anche se...un bel loft, non gli faceva certo schifo.
E fu così che i due giovani iniziarono a litigare dopo mille dubbi ed incertezze perché lui tentennava, mentre lei si faceva fin troppo pressante scoprendo così un lato debole della sua personalità:l'avidità smodata per il lusso e il danaro.
Ormai era pronta a tutto e quindi , dopo un'ulteriore discussione, lui le mollò un ceffone e se ne andò, sia da lei, che da quella casa modesta e non più dignitosa come prima.
Quell'uomo ricco aveva guastato ogni cosa, si era insinuato nella loro vita attraverso promesse fin troppo accattivanti...come non dir di no?
Ma... ecco che dopo un po' e, strano a dirsi, il giovane tornò da lei meno indignato ed iniziò a pensare che in fondo si poteva fare...anche se gli sembrava che quel gioco strano, stesse diventando un po' troppo sporco ed ambiguo.
Lei era lasciva più che mai e lui ,ormai, il suo galoppino, mentre l'altro ,l'orchestrale indiscusso, conduceva tutto alla perfezione.
Quell'uomo anziano, stava diventando oltremodo invadente sebbene non avesse mai chiesto nulla ad entrambi.
Va da sé che Il suo atteggiamento li irritava, li metteva a disagio, poiché non sapevano cosa egli volesse; dunque non riuscivano a capire come agire né come reagire.
Era meglio sapere subito piuttosto che aspettare.
E fu così che un giorno, il giovane lo prese per il collo e lo sbatté contro il muro chiedendogli cosa volesse...ma l'altro gli sorrideva quasi beffardo, irriverente.
Sapeva di averlo in pugno, conosceva ogni suo lato debole e... lei, del resto, lo trovava quanto mai affascinante.
Già...aveva il fascino discreto del danaro e così, un po' di lui, si stava innamorando.
L'anziano signore, li andava a trovare in ogni momento; si sedeva sul divano e osservava in silenzio ogni loro mossa, divertito e compiaciuto come fosse in un reality.
Una sorta di "grande fratello"...senza più intimità né più privacy.
Del resto, ora... loro erano andati a vivere in una bella casa e, quella, era per l'appunto la sua.
Lui ,ormai, l'aveva regalata ad entrambi sebbene , il prezzo che dovevano pagare, era troppo, troppo alto.
Era uno splendido loft con soppalco, uno dei tanti di sua proprietà, ma sicuramente il migliore.
Il giovane, però, nonostante tutto, si sentiva continuamente spiato, come sotto processo, e quell'uomo un po', gli ricordava il convivente della madre che, sin da piccolo, non lo mollava mai, anzi lo controllava a vista.
"Cosa vuoi eh? -esclamava talora in preda all'ira- e l'altro di seguito gli rispondeva:
"E tu, vuoi ancora del danaro? Non ho problemi se è per questo!"
E , così lo zittiva, mentre l'altro, mani in tasca e torvo in viso, osservava lei che non mostrava alcun disagio.
Lei ,ormai, non era più lei...
Era solo presa a contar danaro, ad accumulare pellicce e gioielli.
Tutto era cambiato e , maledettamente complicato, compromesso... eppure, una volta erano stati felici... ora, solo obnubilati da una ricchezza improvvisa.
Ognuno di loro, ormai dimentico di ogni sentimento alcuno, sospettava dell'altro...lei pensava che prima o poi quell'anziano signore si sarebbe fatto avanti... e lui pensava che quello strano uomo, così gentile, avesse già ottenuto qualcosa da lei.
Ma poi, lei osò addirittura andare oltre... finì con l' immaginare che l'anziano provasse interesse solo per il suo ragazzo, visto che, generoso più che mai, gli aveva regalato quel famoso loft che, fin troppo era, rispetto a ciò che ella aveva ottenuto.
Ormai ,entrambi, dubitavano sempre più l'un dell'altro in un clima teso e insostenibile ove non si risparmiavano discussioni ed equivoci.
Né mai li aveva sfiorati l'idea che quel signore fosse semplicemente un ricco stravagante, come tanti altri del resto, e che a loro si fosse affezionato più del consentito.
La loro mente era, dunque, contorta e malevola a prescindere.
Ma anche l'anziano signore seppur serafico, garbato e un po' invadente, non capiva perché ci fosse tanta ostilità nei suoi confronti.
Eppure li ricolmava di ogni attenzione.
Iniziò così a pensare che era stato fin troppo buono e, quindi, prima o poi ,avrebbe loro spiegato tutto onde dirimere ogni legittimo sospetto.
Ma non sapeva come e quando farlo, visto che il giovane, a differenza della ragazza, era sempre più duro ed ostile.
Questo suo atteggiamento lo metteva a disagio o lo spingeva poi a reagire in un modo anomalo, a lui non congeniale.
Ma , prima o poi, avrebbe parlato...bastava solo che si presentasse l'occasione giusta per farlo.
Però in una calda sera d'estate , il giovane maldestro passò nuovamente al contro attacco; del resto aveva bevuto un po' troppo...
Il vino ,ormai, era in lui e guizzava nel suo cervello, gli scompigliava la mente.
Lo spintonò più volte e, poi, gli mollò un pugno.
L'anziano , senza un lamento, si afflosciò a terra come un fantoccio; non respirava più, dunque era morto...
Ma come poteva essere? - si chiese il giovane, mentre tentava di rianimarlo-.
Non era possibile morire così in fretta, sussurrò tra sé e sé costernato o... forse, l'anziano era già malato e debole.
Ancora attonito ed incredulo, iniziò dunque a frugare nelle sue tasche alla ricerca affannosa di una sua identità.
Prima o poi l'avrebbe fatto sparire... per sempre; la polizia del resto, non avrebbe mai creduto alla sua versione; e fu così che scoprì, con orrore, mentre lo perlustrava... che quell'uomo era suo padre.
Lanciò un urlo, poi tremante ed inebetito iniziò ad osservare quell'uomo riverso a terra.
Dunque era suo padre, quell'amato padre tanto sognato e venerato.
Aveva sempre sperato di incontrarlo un giorno, ma ora, era lì, esanime davanti a lui e, lui , il suo carnefice.
Lo fissò ancora una volta e poi, decise di fuggire in preda ad un'angoscia primordiale e svanì definitivamente da quel luogo e dal suo loft tanto agognato, maledicendo se stesso e la sua sorte avversa.
Intanto, l'anziano iniziava a respirare,mentre veniva amorevolmente soccorso e accudito dalla ragazza...
Ella lo trascinò con dolcezza fino in camera e sopra il letto...gli sedé accanto mentre l'uomo le chiese:"Dov'è lui?, gli devo parlare".
Ma il giovane era ormai troppo lontano!

Autore: Franca Berardi

Genere: racconto




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