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Slave!


"… C'è davvero bisogno nella nostra società di parlare ancora e sempre di sesso?" Questo si chiedeva un giurato nella scorsa edizione, parlando del mio scritto. C'è davvero bisogno nella nostra società di parlare ancora e sempre di politica? O di economia? Nessuno si porrebbe una simile domanda. La nostra vita è inevitabilmente, inesorabilmente direi, condizionata dalla politica, dall'economia. E la sessualità? Non il sesso, la sessualità. E' forse meno importante? Io credo di no. Questo lavoro racconta la dolorosa scoperta di sé di un ventenne. Della sua sessualità diversa, perversa. E ne parla come potrebbe parlarne un ventenne che non sa scrivere come uno scrittore, che ancora non ha conquistato il perbenismo ipocrita che ci serve per andare avanti, e che ha una sola impellente, tragica, necessità: capirsi, conoscersi. La nostra sessualità è la nostra parte più intima, più segreta, più vera. Non ce la scegliamo noi a vent'anni. Nasce e cresce con noi. Per questo, spesso, fa paura.

Editore:
Amazon.it

Genere: Narrativa

Estratto:
La gente parla, giudica, sputa sentenze senza sapere niente delle cose di cui parla. Provateci. Provateci voi a vivere tutta la vita così, sempre sotto pressione, sempre pesato, scrutato, giudicato. Tutti si aspettano sempre qualcosa da te: sempre di più, sempre il meglio, sempre il massimo. E tu scoppi e ti danni e sputi l'anima per accontentarli, per non deluderli, per non sentirti una merda. Se non lo sei, non puoi immaginare cosa significa essere figlio unico o primo maschio. E' un'atmosfera, una prigione. Una sensazione triste, penosa, che respiri subito, dal primo momento in cui metti piede in questo mondo. E' un'ipocrisia, una bugia: " Tutti i figli sono uguali, si amano tutti allo stesso modo." Non è vero una sega. Come se la quinta auto che compri ti desse le stesse emozioni della prima auto che hai comprato, la prima volta che hai la "tua" auto. O la "tua" casa. La tua prima casa. Il tuo rifugio, il tuo regno. L'universo del quale sei padrone e nel quale non devi dar conto a nessuno. Tua, solamente tua. E poi cambi casa e poi cambi ancora… e non è la stessa cosa. E arriva il momento, non so quando con precisione. Il momento in cui te ne rendi conto: tutti ti aspettano al varco. Tu sei il primo figlio, il primo maschio, il primo nipote. E tutti si aspettano il meglio da te. Di più e di meglio. E la fregatura è che tu la senti questa cosa, ma ancora non sai niente di come va il mondo. E allora dapprincipio ne sei anche orgoglioso. Ti senti una specie di eletto. E sei fottuto. Dura poco, pochissimo. Nemmeno il tempo di cominciare a crescere. E' così che comincia la schizofrenia. Dapprima non te ne rendi conto. Ci vogliono anni, se sei fortunato, per capirlo, ma ormai sei fottuto. Tu dai il meglio, cerchi di dare il meglio, e ci riesci. A modo tuo è il meglio e ne sei convinto. Ne sei orgoglioso. E poi? Poi quando sono loro a giudicare, a giudicarti, non ne sei più convinto e sempre più spesso sei d'accordo con loro. "Certo è bello ma…" E tu convieni: " Si certo, effettivamente è bello ma…". E allora riparti, e riprovi e ti danni e dai l'anima. E lentamente cominci a sentirti incapace, insufficiente e riprovi e così via. E tutto quello che agli altri non costa niente a te costa sempre di più: il doppio, il triplo. E tutto quello che gli altri fanno per piacere per te diventa un dovere, un impegno. un dimostrare chissà cosa, a qualcuno che non ti riesce a vedere mai per quello che sei: un bambino, un ragazzo, che non chiede altro se non di essere un bambino, un ragazzo, come tutti gli altri. Poi, prima o poi, tutto questo finisce. Prima o poi il loro interesse diminuisce lentamente, presi come sono dalla loro vita, dai loro problemi, dalle loro ambizioni. Non sei più una novità. Ma non per questo stai meglio, anzi, ormai è fatta. Resti da solo, ma ti lasciano qualcosa dentro. Un feticcio, una specie di totem. Uno di quei pupazzi voodoo pieni di spilli. E tu resti da solo e quel feticcio cresce e ti tormenta, diventa un altro te stesso, ancor più impietoso e crudele. Ti senti perennemente insicuro e in colpa. E questa schizofrenia ti avvelena e ti tormenta la vita fino a quando, in un modo o in un altro, trovi qualcosa per alleviarla. Ma non sparisce mai, la senti, lentamente ti consuma...

Acquisto:
http://www.amazon.it/dp/B00LDQTUII




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