Squillace Gionatan

Il romanzo è ambientato tra le montagne valdostane, durante un rigido inverno. Ma il vero inverno è dentro l’anima dei protagonisti, più freddo ed intenso di quello reale. Ho voluto scrivere una storia “maledetta”, dove vi è poco dialogo ma molta sofferenza. Le parole contano poco, ma il mutismo fa molto più male. Una storia noir basata su un passato, quello del protagonista, dimenticato a forza e su un presente accettato per forza di cose, forse per un inclinazione al male insegnato e vissuto fin da bambino. Difatti, il profilo del personaggio verrà delineato a poco a poco, un uomo algido e fin troppo razionale, che si rifugia in un casolare vecchio, incastonato fra le bianche cime del nord d’Italia. Vuole la solitudine, è un uomo solitario. L’incontro inaspettato e irruento di alcuni individui senza coscienza e cinici, legati a lui per una maledizione mai finita, sconvolgerà la calma di quelle montagne e l’anima del protagonista, che cadrà in un oblio di incubi e di irrazionalità da cui non si potrà più tornare indietro. Un thriller esistenziale, basato sulla psiche paranoica dei protagonisti e contornato da alcuni momenti cruenti. Incanalato in un universo tacito ed impassibile, le montagne della Val d’Aosta, punto nevralgico di una resa dei conti a lungo bramata, teatro di una profonda abiezione umana.
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