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Sul Grappa dopo la vittoria


Nel 1919, dopo la fine della Grande Guerra, un ragazzo di Sant'Eulalia, spinto dal padre reduce, sale sul Monte Grappa, per fare il recuperante e aiutare, così, l'economia dissestata della famiglia.
Il contatto diretto con il terribile scenario di morte e distruzione segna indelebilmente la vita del protagonista, che impara, nella solitudine pregna di morte del Massiccio, ciò che le parole non sono in grado di esprimere.
Il romanzo si snoda tra il microcosmo rurale della Pedemontana, gli scenari apocalittici ma anche di vittoria della natura sull'uomo del Monte Grappa, e Bassano, la "città dei signori", dove il protagonista inizierà a studiare e dove, soprattutto, conoscerà il primo grande amore della sua vita.
Nel romanzo "Sul Grappa dopo la vittoria" viene mescolata all'italiano la parlata dialettale della Pedemontana, in un singolare gioco espressivo che anticipa, per certi versi, le riflessioni del "Sillabario veneto".

Editore:
Santi Quaranta

Genere: Romanzo storico

Estratto:
L'interezza del Massiccio visibile ai miei occhi era assolutamente e sistematicamente violata, distrutta, dirò di più: cambiata chirurgicamente, con una precisione ed una consapevolezza che avevano del maniacale. Non esisteva più il verde. Dominava ovunque il bianco della roccia sconvolta, il nero della terra rivoltata. Ovunque, migliaia di crateri, di varie dimensioni, alcuni profondi diversi metri e larghi come bocche infernali, più spesso invece semplici orbite vuote, ferite sanguinanti e indecentemente aperte agli occhi di tutti. In quel preciso istante intuii che l'uomo è capace di modificare perennemente la natura, con un'efficacia sconcertante.
Dov'era finito tutto? In quale momento preciso, a quale proiettile si doveva la caduta, lo schianto dell'ultimo albero, lo sconvolgimento dell'ultimo metro di terra intatta? Vedevo il prodotto di mesi di distruzione costante assommati in un solo momento, e mi rendevo conto, con lucidità, del fatto che il tempo perdeva di importanza e di rilievo, se rapportato alla totalità della fine.
Ero di fronte al cadavere aperto e sezionato. Ovunque il nereggiare delle trincee, come profonde arterie o contorti intestini, scendeva e risaliva, si interrompeva, si ripiegava su se stesso, scompariva in prossimità di uno spuntone di roccia, riprendeva poco più in là, si spegneva nei pressi di un cratere. Il bianco della roccia frantumata, scagliata lontano, seccata al sole e polverizzata, appariva come grasso, o cervella di bue, un bianco lattiginoso, sporco, impuro in partenza.
Ovunque reticolati, cavalli di frisia, chilometri di filo spinato, ingombravano la superficie come pelle secca, o ciuffi di capelli o di peluria su una carcassa mal scuoiata. Mi feci cauto e avanzai. Mi tenni lontano dalle buche, pozze di acqua e fango misteriose come antri di sibille. Chissà quali orribili segreti si celavano in quelle poche dita di melma, sul fondo. Era difficile camminare. Ovunque i sassi intralciavano il cammino, la terra smossa franava, il piede affondava e inutilmente cercava il passo sicuro. Raggiunsi la prima trincea. Un fosso largo due metri al massimo, profondo altrettanto, senza contare le tracce di rinforzo sulle sponde. Poco avanti, una fitta, infinita selva di filo spinato.
E sulla selva, appesi come stracci ad asciugare, i corpi. Ombre quasi inconsistenti, inutili, annichilite. A pochi metri da me. Dalle loro membra si staccava il fetore a cui ormai speravo, volevo essere assuefatto. Parevano scolpiti nel ferro a tutta prima, immobili nello spasmo della morte, nella tensione dello sforzo e del dolore. Eppure, fissando lo sguardo su di ognuno, ecco che scoprivo la parvenza, la traccia residua di vita meschina e degradata. La stoffa si muoveva leggermente, sollevata dal vento. I capelli pure parevano muoversi sui crani senza elmetto. Nessuno di essi mostrava il viso.

Acquisto:
"Sul Grappa dopo la vittoria" si può acquistare nelle principali librerie del Triveneto, oltre che nei molti punti vendita della "Santi Quaranta".




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