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The Cancer


In questo periodo storico, in cui ci troviamo di fronte alla più grande crisi economica e sociale a memoria d'uomo, ci si chiede sempre più spesso quali siano i settori che non risentono di questa depressione almeno dal punto di vista economico. Chiunque, senza alcun bisogno di competenze di mercato, può capire che il settore sempre verde, il settore più fiorente è quello dell'industria farmaceutica e nello specifico, il prodotto che da più soddisfazioni ai suoi investitori è il cancro.
Multinazionali chimico farmaceutiche che difendono con tutti i mezzi leciti e non la ricerca ufficiale, da qualsiasi altra ricerca pur se comprovata da risultati eccezionali e testimonianze ineccepibili. Questa voglia di proteggere gli interessi di pochi si scontra però con un grossissimo problema sociale: la gente continua come non mai a morire di cancro!
Lo scrittore Luigi Tosti, nel suo ultimo romanzo"Fuga per la vita"parla proprio di questo ,ma soprattutto di quei ricercatori impegnati in studi sul cancro e sulle sue cause ambientali, il cui lavoro subisce pressioni esterne tanto da dirigere i loro esperimenti verso risultati non sempre del tutto reali. Essi,spesso,a proprie spese e rischiando il carcere e la carriera,se non addirittura la vita,propongono metodi alternativi,economici e molto semplici, dai risultati eccezionali.
Uno dei punti più salienti del romanzo è quello della rivalità che credo sia fisiologica in ambienti del genere, stati d'animo che fanno nascere sospetti meschini nei confronti dei colleghi e competizione tra loro. Credo che questo lavoro di Tosti faccia riflettere sul ruolo dei professionisti legati alla scienza medica; ciò che racconta non è altro che la descrizione della realtà nella quale spesso l'etica professionale viene lasciata in secondo piano per dar spazio ad interessi economici.
Questo romanzo apre la mente ad una visione della malattia che per molte persone potrebbe sembrare incredibilmente nuova.
C'è bisogno che la paralisi dovuta alla paura lasci spazio al resto. Il resto è tutto: il coraggio, la vita, il rispetto, la lotta, la speranza.
Credo che questo sia uno dei casi in cui la letteratura abbia una funzione concreta, sociale, civile,di denuncia.
Un elogio quindi a Luigi Tosti per il suo coraggio e la sua determinazione nel cercare a tutti i costi di fare chiarezza!
Consiglio questo libro proprio a tutti, nella speranza che il cammino verso la verità (medica e spirituale) non venga intralciato dai soliti interessi sotterranei.

Pia Ferrante (Attrice, reader)

Il racconto affronta il mistero che, da sempre, ruota attorno alla ricerca.
Quanto conosciamo, o meglio, quanto ci è dato sapere circa le scoperte scientifiche che ruotano attorno l'astrofisica? Quanto sappiamo circa la ricerca medico-scientifica?
Senza mezzi termni, l'autore parla del tristemente noto "contagocce" che rilascia informazioni a stillicidio.
Quante volte avete espresso dubbi circa la ricerca e le cure necessarie per debellare il cancro?
E quante volte, parimenti, abbiamo pensato al crollo delle azioni delle grandi industrie farmaceutiche le quali, con le terapie paliative odierne e i relativi prezzi esorbitanti, tenendo in scacco gli Stati, intascano fior di milioni di dollari? Quante volte ci siamo chiesti cosa cercherebbero i grandi Istituti di ricerca se non ci fosse più nulla da cercare? Dei milioni di dollari che foraggiano i loro conti in banca non ci sarebbe più traccia. Cosa maneggerebbero i vari illustri Presidenti di questa piuttosto che l'altra Associazione? E i donatori, che fine preparerebbero per queste?
Le domande sono tante; e non facciamo che porcele ogni giorno.
Così torna alla memoria l'articolo in cui la Signora Hack spiega quanto la ricerca astrofisica brancoli nel buio, ma poi aggiunge che: "le cose cui alludono le vare teorie esistono davvero; occorre solo provarle. Dobbiamo crederci" aggiunge "dobbiamo crederci ciecamente, con tutte le nostre forze". Un altro articolo ci illumina circa la "non fede in Dio" e la sua "non esistenza"; grazie, Signora Margherita, per averci illuminato circa quel che non si può provare ma esiste; non si può vedere ma esiste e la fede cieca che dovremmo avere nelle ipotesi non ancora provate e alle quali, come ventila per ultimo, giungeremo.

Diletta Nespeca (Recensionista)


Lavorando da anni nel mondo accademico anglosassone – scrive Giuliana Pieri in Delitti di carta (Bologna 2000) – rimango spesso stupita di fronte alla resistenza di tanta critica italiana nell'accettare la categoria «giallo» senza pregiudizi, in modo neutro, che non implichi una distinzione e contrapposizione tra letteratura (alta) e forme narrative popolari (basse)."
Come non amare la letteratura gialla, - si interroga Antonio Tabucchi, parlando del suo "Il filo dell'orizzonte" - sia nella sua forma più popolare – i gialli che escono settimanalmente – che in quella di alto livello letterario come potrebbero essere i ‘gialli' scritti da Sciascia o Dürrenmatt?
Ecco due interrogativi che sorgono mentre leggo con grande intensità di interesse e godimento letterario "Fuga per la vita". È la cronistoria criminale di un progetto giunto a compimento e bloccato da inimmaginabili strategie di loschi padroni delle sorti dell'umanità. "Fuga per la vita" si apre, con raffinata tessitura letteraria, immediatamente un varco nella impazienza di sperimentare nell'universo delle biotecnologie e della genetica: Alex vive nel "Laboratorio di ricerca IngPharm" momenti di delicata e fragile tensione interiore, mentre confida alla sua amica, la genetista Anna, la sua incredibile scoperta. Il racconto si colora delle aspettative della gente comune, e, nel flusso stesso della narrazione, vengono già alla luce i timori di essere coinvolti in una grande trama, in un labirinto di decisioni torbide, da cui è impossibile uscire. Con efficacia poliziesca sono dipinte a fosche tinte le illusioni che si affacciano nell'animo dei diversi personaggi e che scatenano ansia, scardinando il loro mondo interiore.
"Fuga per la vita" è una lettura che, da un lato, fa "fuggire" il lettore in un mondo che così inverosimile non è, dall'altra la lettura di questo libretto gli somministra l'amarezza di qualcosa che – come uccello di malaugurio - potrebbe essersi già annidato nel nostro mondo. È l'aspetto realistico di tutto il racconto che porta il lettore a pensarci sopra.

Prof. Vito Di Chio (Filosofo, docente universitario Monaco di Baviera)


La scoperta di una cura contro il male del secolo, un animo devoto alla vita e all'onestà, questo è il tema del nuovo libro di Luigi Tosti. Un altro esempio di come profondi studi e amore per una scrittura rivolta a tutti possano comunicare la sapienza e l'impegno intellettuale di un giovane scrittore. In questo testo il linguaggio scientifico è sviluppato e semplificato dall'autore perché chiunque possa cogliere il messaggio e, soprattutto, lo scopo di una scoperta scientifica destinata alla salvezza di vite umane. Alti ideali che inevitabilmente dovranno scendere a patti con una realtà corrotta e malata, dove cura non esiste per l'illegalità e la viltà umana.

Simonetta Cinaglia (Editor)


Una narrazione realistica che arriva all'anima del lettore conducendolo per mano verso la speranza di una straordinaria scoperta: il lievito della vita, la cura che potrebbe debellare definitivamente il cancro. Appassionante e coinvolgente, "Fuga per la vita" regala forti emozioni senza escludere la rabbia per la smania di potere che induce l'uomo a svendere se stesso per il denaro. Luigi Tosti dimostra di essere uno scrittore che crede in ciò che scrive, aperto alla conoscenza, capace di spaziare da un argomento all'altro con la maestria degli esploratori. Utilizza un linguaggio semplice ma ricco di contenuti, "accessibile" a tutti. In quanto a suspense non ha nulla da invidiare ai migliori thriller americani.

Pina Arpatelli (Lettrice)

Editore:
Anteprima

Genere: Thriller

Estratto:
«A che ora è venuto da lei?» domandò il commissario Monterisi.
«Quando sono arrivato era già qui ad aspettarmi. Erano circa le dieci».
«Ha detto qualcosa alla segretaria che possa aiutarci?».
«Solo che doveva parlarmi con urgenza e che voleva farlo a tutti i costi, non sentiva ragioni» disse Krause spudoratamente.
«Quanto tempo è rimasto a colloquio con lui? Mi ripeta come sono andate le cose».
Il presidente della IngPharm era già piuttosto irritato: «Gliel'ho detto. Inizialmente ho pensato a una specie di scherzo. Abbiamo discusso per circa venti minuti, poi ha iniziato a dare i numeri. Pretendeva che autorizzassi la sperimentazione umana di una cura di qualche tipo che, secondo lui, curerebbe il cancro, ma dando un'occhiata ai suoi risultati di laboratorio, ho replicato che la sostanza era incompatibile con l'organismo umano. Ho tentato inutilmente di farlo ragionare e farlo desistere dalla sua assurda pretesa».
«Secondo lei, quali effetti produrrebbe questa sostanza?».
«Il suo metodo causa uno squilibrio nella produzione degli enzimi. Potrebbero accadere diverse cose».
«Cioè quali?».
«Tralasciando il particolare che non curerebbe il cancro, nella più rosea delle previsioni porterebbe alla demenza o alla pazzia, ma può anche avvenire una completa distruzione a livello cellulare che innescherebbe una reazione a catena. In parole povere il corpo imploderebbe».
«Come dice, scusi?».
«Tutti i tessuti molli si scioglierebbero come neve al sole, ma questo dopo che la vittima abbia sputato le budella; il risultato di una prima violenta reazione muscolare. Esistono dei gas nervini che producono più o meno gli stessi effetti».
Il commissario fece una smorfia di nausea: «È certo di quello che dice?».
«Sono un genetista. Conosco i segreti più profondi del corpo umano e le sue reazioni, inoltre so a causa di cosa possono essere dovute queste reazioni».
«E questi effetti li ha illustrati anche a lui, giusto?».
«Certo!».
«Nonostante tutto ha insistito?».
«Esatto. Forse riconoscendo questo suo fallimento e non volendo rinunciare alla sua ricerca, ha cambiato idea su un suo eventuale utilizzo, proponendola come arma batteriologica. Naturalmente ho rifiutato, deve avergli dato di volta il cervello o che so io. Quando ha notato che stavo chiamando la sorveglianza per trattenerlo in attesa del vostro arrivo, mi ha spintonato ed è scappato via».
Il pronto intervento era stato allertato dalla segretaria ovviamente su ordine di Krause ma solo dopo che Alex aveva fatto perdere le sue tracce nella metropolitana.
Andato a vuoto il tentativo di eliminarlo prima, e di catturarlo poi, il dirigente tedesco pensò bene di denunciarlo sfruttando il suo prestigio, in virtù della posizione che occupava e, naturalmente, della forte influenza delle personalità politiche che aveva alle spalle. Facendolo passare per un terrorista attraverso i mass media, ovunque andasse sarebbe stato riconosciuto, segnalato alle forze dell'ordine e arrestato. Ma Krause disponeva di una carta nascosta, che avrebbe giocato di lì a poco.
«Che tipo di lavoro svolgeva qui alla IngPharm? Di cosa si occupava di preciso?» interrogò ancora il commissario.
«Ricerca. Analisi di laboratorio per le malattie infettive» rispose cercando di tenersi sul vago.
«Da quanto tempo lavora qui?».
«Non so dirle, Commissario. Non posso ricordare i particolari di ottocento dipendenti».
«Ha detto che non aveva mai parlato con lui prima di oggi, quindi non sa che rapporti ha con i suoi colleghi o se ha un legame di profonda amicizia con qualcuno di loro» ipotizzò.
«No. Però potrebbe chiederlo ai suoi colleghi di laboratorio del settore E».
«Può dirmi chi sono questi colleghi?».
«Un attimo». Krause andò a prendere una cartella. Conteneva un elenco di nominativi di tutti i ricercatori divisi per settore; andò a cercare il settore E. Lo sfogliò rapidamente scorrendo con lo sguardo i nomi dei dipendenti, laboratorio per laboratorio. Trovò quello di Alex al laboratorio 24: «Eccolo qui! Laboratorio 24, Alessandro Ruggeri, Lorenzo Pironi e Anna Sachs».
Il commissario annotò i nomi.
Giunse in quel momento uno degli agenti: «Commissario, l'auto del sospettato è stata ritrovata alla stazione di san Donato, lasciata aperta e con un foro sul parabrezza prodotto da un colpo d'arma da fuoco».
«Tracce di sangue?».
«No, Commissario».
«È rimasto illeso. Chi ha sparato?» chiese a Krause.
«Dovrebbe essere stato uno degli agenti di sorveglianza al cancello. Da quello che ho capito, quel pazzo stava tentando di investirli».
«Mi dia le generalità della guardia che ha fatto fuoco, signor Krause. Quell'idiota sta rischiando il posto» ordinò.
Parve contrariato: «Uno degli agenti cerca di fermare un folle e lei lo vuole sbattere dentro?».
«Decido io chi sbattere dentro, se permette. Il fatto che possegga una pistola non gli dà il diritto di sparare a suo piacimento, se non in caso di estremo pericolo».
«Le ho detto che stava tentando di investirlo».
«Signor Krause, sarà un ottimo genetista, ma non deve azzardarsi ad insegnarmi il mio mestiere. Gli è andata bene che quella pallottola non ha colpito nessuno. Da quello che mi hanno detto, in quel momento l'area di parcheggio era zeppa di gente. Se lo immagina cosa sarebbe successo se quella pallottola, accidentalmente o anche di rimbalzo, avesse centrato il cranio di qualcuno?» disse avanzando verso di lui.
«Fornisca agli agenti le generalità di quella guardia, senza discutere».
Monterisi era un tipo che non amava perdere tempo. Sempre deciso su ogni genere di situazione, andava sempre per le spicce, prendeva in fretta le sue decisioni. Lo dimostrava anche il suo aspetto fisico aitante; sguardo serio e risoluto, occhi e capelli neri, poco oltre i quaranta e fisico atletico. Non era altissimo, di contro, non mostrava mai segni di stanchezza.
Osservando il suo temperamento, adesso Krause si stava pentendo di aver fatto intervenire le forze dell'ordine. Forse sarebbe stato meglio risolvere la questione a modo suo.

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