search
top

Un salto nel passato (Prima parte)


"Un salto nel passato" è la storia, romanzata ma vera, di una donna del sud.Intorno ai quarant'anni si ritrova, per una serie di circostanze, a rinvangare il suo passato adolescenziale... i primi approcci col sesso, la perdita della verginità e una relazione tumultuosa e intrigante, basata su scopi reattivi e falsi. La situazione di Melania è tipica. Dovrà scegliere trala vita vera, con le sue avventure ma anche con i suoi intrighi e una confortevole, esasperante "vita- fotocopia". Adeguata al gregge, eseguire uno dopo l'altro tutti quei rituali che scandiscono una tranquilla esistenza di provincia... incluse: la depressione, l'esasperazione e un disagio di vivere che non avrà mai risposta.

Editore:
Libera lettura

Genere: Erotico

Estratto:
La memoria e' il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.
Oscar Wilde


1

"Forse sto per commettere un grosso sbaglio" pensò Melania.
Era sulle spine, mentre nel bagno del suo elegante ufficio del centro città, dava un'ultima occhiata al suo aspetto
A momenti sarebbe uscita per recarsi a quell'incredibile appuntamento.
Si era anticipata di oltre un'ora sul solito orario, per avere maggiore libertà di movimento.
Tra pochi minuti, col contatto diretto, probabilmente sarebbe riuscita ad analizzarsi meglio, per capire dove mai l'avrebbe portata quella strana esperienza.
Doveva andarci coi piedi di piombo. Aveva in gioco un matrimonio stupendo e una figlia deliziosa.
Quando il suo pensiero, incrociò l'immagine mentale della sua Livia, provò, prima una gioia e poi, subito dopo, un brivido improvviso.
Le reazioni del "cuore" sono spesso imprevedibili e lei non era pratica di certi comportamenti.

Davanti al grande specchio si studiò un attimo con voluttà.
Non poteva mentire a se stessa: era una gran bella quarantenne.
Si alleggerì, sfumandolo, il fondotinta sul collo, per contrastare i primi problemi del post-abbronzatura e si diede un ultima sbirciata.
Era alta e molto. Certo non era più slanciata, come a vent' anni; da ragazzina era magrissima, come una di quelle modelle dell'alta moda.
L'unica cosa che, appena dopo lo sviluppo si era già evidenziata, era il seno: da subito si era ritrovata con due tette da record.
Ora con l'età e l'allattamento, non erano più di pietra, come allora, ma erano rimaste belle e prorompenti, e le donavano un appetitoso decolté.
I capezzoli, poi, erano diventati più grossi e più spessi e, quando si eccitava o aveva freddo, svettavano in avanti, sotto le magliette.
Suo marito, Osvaldo, ci giocava spesso di notte, anche quando lei dormiva.
Lo specchio le restituì per l'ultima volta la sua immagine, fasciata in una gonna nera, al ginocchio. Esaltava le forme, schiacciando verso il pube, subito sotto la lieve pancetta, tipica per una donna della sua età.
Si girò di fianco. La gonna, elastica, tirava anche sotto il piacevole sedere a mandolino, mettendolo in risalto: integralmente.
Difficilmente Melania vestiva così ma, le rare volte in cui in ufficio indossava la gonna, sentiva su di se gli occhi dei colleghi e, a volte, gli apprezzamenti, che le venivano rivolti con malizia malcelata.
Tutto questo, sotto lo sguardo astioso delle colleghe, delle quali nessuna, purtroppo per loro, poteva reggere il paragone.
In quindici anni mai una tresca, mai una telefonata da nascondere, mai una chat imbarazzante … tranne, naturalmente, quelle di Osvaldo.
O quelle intrattenute con sconosciuti.
Persone cercate da lui, per tentare di soddisfare, occasionalmente, un suo sogno ricorrente: condividere la sensualità di sua moglie con un altro uomo.

2

Fece due passi indietro per controllare le calze, con civetteria.
Si alzò un pochino la gonna, con le mani, per vedere a che punto, sedendosi, si sarebbe intravisto il pizzo ricamato e il nastro del reggicalze bianco.
Si sistemò la riga posteriore per farla scendere perfettamente fino ai talloni. Le calze le aveva scelte di un intenso color carne, in modo che fossero comunque più scure delle scarpe, di colore beige chiarissimo, in tinta con la camicetta frivola, che spezzava la sobrietà del tailleur.
Mise la giacca e la borsetta sul braccio e si avviò verso l' ascensore.
Erano le sedici e trenta, l' ora dell' appuntamento.
Sarebbe arrivata con un giusto ritardo di alcuni minuti.
Perfetto.

Era la fine di Settembre e la temperatura era piacevole.
Come d' accordo, oltrepassò la fermata del bus di una cinquantina di metri. Lei avrebbe continuato a camminare normalmente sul marciapiedi, mentre Nicola, poco dopo, sarebbe dovuto passare e, come per caso, accorgersi di lei, riconoscerla ed offrirle un passaggio.
Non voleva che qualcuno vedesse che aveva un preciso appuntamento, soprattutto un appuntamento tanto pericoloso per lei.
Rabbrividì.
In quel momento desiderò con tutta se stessa di aver sognato tutto e di essere comodamente seduta e rilassata, nel bus di linea che la riportava a casa, di solito.
Invece Nicola arrivò e recitò perfettamente la sua parte, lasciandola un po' sorpresa.
Probabilmente se l' era studiata per bene per non fare la figura dell' imbranato.
Aveva imparato a conoscere i suoi limiti e a stare al suo posto, proprio dopo la dolorosa lezione che, la stessa Melania, gli aveva impartito, tanto tempo prima.
Dopo i saluti, la donna, con il cuore che le batteva forte, salì nella macchina, tirata a lucido e profumata in modo esagerato.

3

Tanti anni prima ...

La febbre era scesa quasi nei limiti e Melania si sentiva molto meglio; se l'era vista brutta. Un frutto di mare guasto, probabilmente, le aveva causato un'infezione intestinale, con febbre e nausee per quasi due settimane.
Adesso stava molto meglio. Era debole, e pallida ma lunedì sarebbe tornata a scuola.
Gli esami si avvicinavano e poi, finalmente, la stagione: mare, sole, libertà...
Uhao! Era ora, non sopportava più di stare in casa.

Alle cinque il citofono gracchiò, poteva essere solo Nicola.
Melania sorrise tra se e se, divertita e leggermente lusingata... era chiaro a tutti che l'amico, era cotto di lei.
Di sicuro era gentile, premuroso, educato e faceva i salti mortali per rendersi disponibile a ogni occasione.
E l'occasione migliore, si era presentata proprio con la malattia di Melania: inventando mille scuse, oltre a portarle notizie e compiti dell'ambiente scolastico, si faceva in quattro anche per la madre e per le sue sorelle.
Poverino... certo non era proprio il principe azzurro. E Melania era abbastanza fuori dalla sua portata. Nonostante la differenza "stratosferica" che li separava, lui era abbastanza fiducioso e ambizioso da provarci; si faceva forte soprattutto del fatto che lei era troppo tranquilla per allontanarlo in malo modo.
Melania era perfetta: una modella e gran parte dei ragazzi le faceva il filo.
Più volte l'avevano spinta a fare servizi fotografici e non c'era concorso di bellezza cui non fosse invitata.
Ma la bellezza e la presenza non erano il suo punto di forza: Melania era una ragazza con la testa sulle spalle, con idee chiare e intenzioni precise.
Non sarebbe invecchiata in quel posto; non avrebbe fatto la fine di tante ragazze, che dopo i trenta si erano già rassegnate a fare le "paesane", scambiandosi ricette e diete, e discutendo di prodotti per la pulizia della casa. Qualcuna, magari, con tanti chili di troppo e duo o tre marmocchi che già le giravano intorno.
Ma Nicola preferiva ignorare le idee della ragazza. Le stava dietro da oltre un anno come un cagnolino affettuoso.
Consigliato dalla madre, le mandava mazzi di fiori del tutto inadeguati per la loro età e le faceva regali esagerati, dando fondo al patrimonio familiare... per fortuna se lo potevano permettere.
Lei non gli aveva mai dato importanza, né lo aveva lusingato, a essere sinceri.
Approfittando di questa sua lunga degenza, più per calcolo che per sentimento, Nicola era riuscito a infiltrarsi con maggior confidenza in casa sua.
Le faceva visita tutti i giorni, aveva conquistato la madre, più che la figlia, facendole da giullare e da cavalier servente. Con la sua abnegazione, ormai era ben accetto in casa di Melania.

Figlio di commercianti, brava gente, agiata, era un tipo abbastanza allegro, ma poco vigile e "lento" nel capire.
A scuola, per farsi strada, ungeva il corpo insegnati con molte mercanzie. Salami e caciocavalli, venivano immolati al tempio della cultura.
Nicola era l'antitesi di Melania: grossolano nel fisico, appena diciottenne, già "sblusava di pancia", sia per pigrizia, che per un'infantile tendenza a cercare nel cibo quei piaceri che non riusciva a trovare con il moto, lo sport o gli amici.

4

Ecco, non si sbagliava... era proprio lui che suonava alla porta.
Entrò, allegro come sempre, e s'informò di Melania e della sua salute.
Sua madre accompagnò Nicola in camera, era contenta che la ragazza stesse bene e che avesse un po' di compagnia. Il giovane aveva portato un mazzetto di mimose e glielo porse:
- Queste sono per te, per festeggiare la guarigione. –
Poi aggiunse, solenne – Te li manda proprio mia madre, mi ha incaricato di farti i migliori auguri e di darti pure un bacetto!
Era gongolante, come se la "raccomandazione" di mammà, lo autorizzasse automaticamente a baciarla.
Melania e la madre si guardarono e si dovettero trattennero, per non ridergli in faccia.
- Che bravo giovane – disse la signora – hai visto che pensiero gentile? Ah, Nicolone, non se ne fanno più di ragazzi come te, oggi! –
- Allora – disse lui raggiante – il bacetto me lo sono meritato? –
- Ma certo, senza malizia, come sei tu. – guardò la figlia ironica – su, Melà, dai un bel bacione a Nicola, tanto non sei più infettiva! –
La ragazza la fulminò con gli occhi ma poi adagiò, sul guancione sudato, un bacetto di circostanza. Nicola volle ricambiare e anche lui baciò le due guance della ragazza, con enfasi.
Poi, la madre tornò alle sue incombenze e i due ragazzi iniziarono una fitta conversazione sulle ultime novità e i pettegolezzi di scuola.
Poco dopo, la signora si affacciò alla porta e disse: - Ragazzi, vi ho preparato una tazza di cioccolato... i pasticcini, freschi li ha portati Nicola. Venite in cucina. – poi, più seriamente, rivolta a Melania – Melà, vedi che io devo andare prima dal dottore, per le ricette e poi ne approfitto per andare da nonna, che ci manco da troppi giorni. –
- E vai, Ma, di che ti metti paura? - disse la ragazza.
Come tutti i giovani, sentiva sempre sul collo il controllo dei genitori.
- No, niente, Nicola e di casa ormai. – disse la mamma accomodante – poi tra poco rientra tuo padre e, se avete bisogno di qualcosa... ~.
- Vai, mamma, non ti stare sempre a preoccupare: adesso veniamo! – poi, a Nicola – O devi andare via? Non voglio obbligarti... –
- Ma scherzi? – rispose lui pronto – è venerdì, i ragazzi sono al calcetto, lo sai, io non gioco ... sono contemplativo ... eh eh.
Magari verso le nove ... se si fanno la pizza, ci vado. Ma è difficile. -.
Poi, furbetto, chiese alla signora se voleva che le commissioni le potesse fare lui, ma lei ringraziò, terminò di prepararsi e uscì.
Il caso volle che, pochi minuti dopo che la mamma era uscita, il padre della ragazza telefonasse, per avvertire che sarebbe rientrato molto tardi: aveva avuto un imprevisto.
Mentre posava il telefono Melania, intuì di trovarsi in una situazione anomala: erano entrambi ragazzi di paese e, nonostante l'emancipazione in voga, non era facile che due giovani, restassero da soli in casa, alla loro età.
Un pensiero vago, lievemente eccitante, s'impadronì di lei.
Nicola non era il "bello" della scuola ma, dopotutto, era pur sempre un uomo, almeno si sperava.
Era quasi un mese che era chiusa in casa.
Prima era stata male, poi neanche ci aveva pensato, insomma erano tanti giorni che non si masturbava.
In cucina trovò Nicola, che si era tuffato nel cioccolato, mentre si sbafava i pasticcini. Da dove era seduto, il giovane, avrebbe dovuto aver sentito la telefonata ma Melania notò, non senza disappunto, che non sembrava particolarmente interessato alla situazione che si era creata né pareva solleticato dalle prospettive possibili.
Ad ogni buon conto la ragazza si recò in bagno, fece la pipì, poi il bidet e si diede una rinfrescata generale.
Non si sa mai, pensò tra se e se.
Infine, con la speranza di risvegliare "il maschio" che era nel suo amichetto, indossò una mini di jeans che usava per casa, ma che lei trovava sexy.
Si guardò allo specchio e si decise anche a cambiare le mutandine bianche con un paio, nere, lievemente merlettate ai bordi.

Non era più una ragazzina, alcune delle sue amiche di classe avevano avuto già rapporti, almeno questo è ciò che raccontavano.
Melania era una ragazza sorniona e aveva avuto pochissimi approcci con i ragazzi, e tutti superficiali.
Adesso, avere Nicola in casa, comunque alto e formato, come maschio, le provocava un leggero solletico.
Sapere che almeno per un paio d'ore sarebbero rimasti soli le creava un certo, piacevole imbarazzo ... e poi: era quasi sera
5

Tornò in cucina.
Nicola la notò e fece un apprezzamento stupido sul fatto che aveva indossato la gonna.
- Non farti strane idee – disse lei maliziosa – ormai il pomeriggio comincia a far caldo e poi mi sono stufata di stare in pigiama...
Basta: fatemi uscireeeee !!! – tuonò scherzando.
- Che facciamo? – disse lui, speranzoso, ma senza idee particolari.
- Splendido! – esclamò Melania esagerando con la veemenza – Io conto su di te per qualche proposta intelligente e tu, non trovi niente di meglio da fare, che divorare biscotti. Bravo! –
-Ma ... ma ... io – il giovane balbettava preso di sprovvista – Vogliamo vedere la TV? Che ne dici? O vuoi ascoltare qualche disco? –
Melania ormai recitava una parte: quella della donna offesa!
E sperava si capisse.
Nicolone, dal canto suo non avrebbe chiesto di meglio che fare "qualcosa" con lei; erano mesi che sognava, almeno di potersela baciare.
Per non parlare di tutte le volte che si era toccato, nel bagno di casa, cercando di ricordare l'immagine dei suoi seni sporgenti o delle sue lunghe gambe.
Melania sbuffò, seccata, e lo mandò a quel paese, poi corse a rintanarsi in camera per buttarsi sul letto, a faccia in giù; come non volesse più saperne di nessuno. Era molto stizzita.
Dal canto suo, il ragazzo era tanto ingenuo e impacciato, da non capire.
Il suo scatto improvviso, lo aveva spaventato e mancò poco che non se la squagliasse a gambe levate. Ma si sentiva troppo colpevole, anche se non capiva di cosa, per lasciare Melania in quello stato.
"Chissà che ho fatto? Forse ho esagerato con i pasticcini?" Pensava preoccupato.
Per un attimo si sentì anche lusingato, quella era la prima volta che una "donna" piangeva per lui!
Si sentì molto uomo e, in punta di piedi, s'intrufolò nella sua camera.
- Melania ... Melania? – sussurrò tremebondo – Si può? –
Nessuna risposta.
Impacciato, si accostò al suo lettino e aggiunse: - Dai, per favore, mi vuoi dire che ti ho fatto? –
Melania sbuffò impercettibilmente, con la testa nel cuscino e il corpo riverso.
A sua volta, non sapeva che altri "messaggi" inviare al giovane, per fargli capire che era il momento di passare all'azione.
Alzò i piedi e li riabbatté sul letto: come se facesse i capricci.
Il gesto scomposto servì solo a far ricadere le gambe un poco più aperte, mentre la minigonna sali più sopra, rispetto alle cosce.
Era sicura che, nonostante la penombra, si potessero intravvedere le sue mutandine. Si pentì di averle cambiate, forse, al buio, le bianche sarebbero risaltate di più.
Nicola invece da un lato era spaventato ma dall'altro era attratto dalla visione del suo corpo, riverso sul letto, e stava sulle spine.
Con la grande fantasia, tipica dei ragazzi, osservò nei dettagli la scena incantevole di lei, stesa sulle lenzuola bianche, indifesa.
I suoi piedini stavano fuori, indossava ancora le comode ballerine di raso.
Le lunghe gambe salivano lisce e tornite, su, su, verso l'alto, fino a incontrare la mini che, appena, le copriva le natiche.
Il sedere, sodo e alto, teneva l'orlo della gonna abbastanza su, quel tanto da permettere di seguire ancora, per qualche centimetro, lo spacco scuro e misterioso, creatosi tra le gambe della giovane.
Quel buio, nero, attraente, era magnetico.
La sua fantasia partì. Per prima cosa sperò, com'è tipico nell'immaginario di ogni uomo, che la ragazza fosse senza mutande.
Finalmente, fu la natura stessa, a dare il colpo di grazia a quella pericolosa situazione di stallo.
Melania si accaldò per la presenza di un maschio nella penombra della camera sua e Nicola, invece, sentì il richiamo deciso del suo membro, che s'irrigidiva nei pantaloni.
6
Nicola sentì un calore mai percepito al basso ventre, mentre la sua virilità si gonfiava, suo malgrado, sotto i pantaloni leggeri.
Una ridda di emozioni fece girare la testa al ragazzo, nemmeno lui aveva particolari esperienze.
Un paio di volte, con gli amici, era andato a guardare le prostitute e, una volta, aveva pure avuto un mezzo rapporto, con una di queste, vecchia e molto navigata. Approfittando della sua inesperienza, gli aveva procurato il piacere alla meglio e in pochi minuti.
Ora, era tutt'altra cosa. Davanti ai suoi occhi: il paradiso. Nel cuore, invece, le pene dell'inferno, per la paura di comportarsi nel modo sbagliato.
Non trovando di meglio da fare, s'inginocchiò ai piedi del letto e, con delicatezza, sfilò le scarpine.
- Dai – le sussurrò – perdonami ... non avercela con me. –
Lei mugugnò, ma non lo scacciò.
Allora Nicola si fece coraggio: - Ti faccio un massaggino ai piedi? E' rilassante ... posso? –
Altro mugugno, ma nessuna ribellione, il ragazzo prese quella risposta per un sì.
Melania aveva dei piedini veramente belli; esercitavano sul giovane un grande fascino da sempre: non gli sembrava vero di poterli accarezzare e tenerli stretti tra le dita, tutti per se.
Si diede subito da fare, si mise comodo e appoggiò i gomiti sul bordo del letto; con le mani libere, le teneva i piedi nudi:
- Come sono freddi questi piedini, ora te li scaldo tesoro. – E se li portò al petto, alzandosi la maglietta di cotone.
Agiva con sempre maggiore libertà.
Approfittando della posizione, cominciò a baciare quei piedi. Li stringeva e li accarezzava, con gesti sempre più lascivi.
A ogni carezza, cercava di salire con le mani verso le gambe.
A ogni gesto, cercava di fare del suo meglio, per allargarle le gambe, facendo finta di niente.
Ma, intanto guardava, spiava, cercava di vedere sempre più su, e godersi, finalmente, la vista di quel sesso proibito, che, finora, aveva potuto solamente sognare.
Fantasticava e si eccitava, non gli pareva vero che lei gli concedesse tanta confidenza. Sperava che lei non lo scacciasse, lasciandolo, ancora una volta, a bocca asciutta.
Procedeva alla meglio ma la paura faceva da deterrente e da eccitante, allo stesso tempo.
Quel suo tentennamento finì per eccitare fisicamente anche Melania. Il ragazzo era impacciato e servile. All'inizio, quest'atteggiamento, le aveva procurato una certa irritazione ma adesso, scoprì, che quell'ammirazione reverenziale, la paura stessa di Nicola, la faceva andare fuori di testa. Si sentiva importante e dominante, in quello che poteva evolversi in un rapporto più intimo.
Si sentiva come una dea che, per capriccio, aveva deciso di concedere a un suddito, confidenze che avrebbe potuto solo sognare.
Non aveva mai provato la piacevole sensazione del dominio.
Forse era proprio quella posizione, nata fortuitamente, con Nicola sotto i suoi piedi, in ginocchio per lei, che le aveva fatto scoprire quell'aspetto intrigante di un rapporto a due.
Lui era in ginocchio e faceva del suo meglio per essere delicato e ma il respiro affannoso, lasciava capire che era sempre più eccitato, faticava a trattenere la sua giovanile irruenza.
Con languido distacco, quasi dormisse senza accorgersi di nulla, Melania si voltò del tutto, mettendosi supina, poi, voluttuosamente, sollevò il ginocchio verso l'alto, scoprendo completamente le mutandine nere di pizzo.
7
Nicola credeva di impazzire: cominciò delicatamente a leccarle le dita dei piedi, premendosele sul viso e sulle labbra.
La sua lingua passava tra i piccoli interstizi, facendo sussultare la ragazza di un piacere molto diverso dal solletico.
Allora Nicola fece una richiesta inaspettata:
- Melà, ti prego – disse – non pensare a male, ma io se non mi sbottono un poco, scoppio! –
Si riferiva al jeans, teso e gonfio, del pene senza controllo.
La ragazza lo ignorò: finse di essere impegnata a guardare il soffitto.
Allora, ancora una volta, si fece coraggio e si decise a prendere l'iniziativa. Si alzò in piedi e si sbottono la cinta, poi la patta e, infine, trovò il coraggio di abbassarsi tutto, e scoprire il suo pube. Ora era fin troppo evidente che era eccitato e che, il suo "affare", era grosso e molto spesso.
Nonostante avesse un po' di pancia, per la sua tendenza all'obesità, la virilità era evidente. La cosa notevole, che più impressionò Melania, che sott'occhi, spiava quell'immagine oscena, era lo spessore. Soprattutto nella parte superiore, quel coso scuro, nella penombra, le ricordava un'enorme melanzana.
Lei finse di disapprovare, disgustata, quell'esposizione improvvisa. In realtà, guardava per studiarselo attentamente: era il primo vero membro a portata di mano che le fosse capitato ...
Le sue avventure precedenti erano state solo toccatine e visioni approssimative. Adesso era sola in casa, con un ragazzo nudo.
Non riusciva a staccare gli occhi da quel cilindro. Al di sotto, s'intravvedeva una sacca, anche quella zona era gonfia e scurissima: Melania sapeva che là si celava il succo dell'amore maschile, ma lei ne aveva ben poca esperienza.
Qualche amica le aveva confessato di averlo visto sgorgare dal suo ragazzo, altre, addirittura, di avere assaggiato quella roba, ma forse avevano mentito.
A Melania già bastava il solo vederlo nudo, per sentirsi turbata intimamente.
"Forse ci siamo già spinti troppo oltre ..." pensò, mentre le sue guance arrossivano. Si ricordò che era ancora vergine e, con lo sguardo ancora fisso su Nicola, le sembrò semplicemente impossibile che, ciò che le avevano raccontato riguardo ai primi rapporti, potesse avverarsi.
"Forse ha qualche malformazione?" decretò abbastanza ingenuamente. Decise che ci avrebbe pensato poi.
Nicola, intanto, cercava di darsi da fare, anche se era piuttosto impacciato.
Col pantalone e i boxer all'altezza delle caviglie e la maglietta alzata, era abbastanza goffo, ma non osava spogliarsi di più.
La paura che arrivasse qualcuno era troppa, era certo che non sarebbe mai riuscito a diventare abbastanza padrone di se, da rivestirsi abbastanza in fretta.
Invidiò Melania, che con una semplice minigonna e solo una maglietta bianca, poteva persino togliere le mutandine e, comunque, presentarsi immediatamente in ordine, semplicemente alzandosi dal lettino.
Nicola si chinò e le baciò il collo, mentre, impacciato, procedeva ad alzarle la maglietta, cercando i due grossi seni.
Si chinò su di lei, per baciare quelle due montagne deliziose.
Abbassandosi di fianco a Melania, lei aveva tutta la possibilità di vedere in primo piano la sua virilità, ma seppure tentata, non trovò il coraggio di toccarlo.
Nonostante gli sforzi, alla fine fu rapita dall'odore.
Da quei genitali, a pochi centimetri dal suo viso, un profumo muschiato, tipicamente maschile, attraeva la sua libido.
Vedendo la parte così da vicino, notò addirittura l'umido di una gocciolina trasparente, che sgorgava dalla punta di quella specie di grosso tubero.
Era forse quello il seme, si chiese la ragazza?
Ma le sembrava un po' poco e poi ... possibile che Nicola avesse già raggiunto l'orgasmo? Così, silenziosamente, senza alcun altro segno del piacere?
La cosa non collimava con le sue conoscenze, sebbene abbastanza superficiali.
8
Ora il giovane aveva trovato il coraggio di arrivare alle mutandine nere e di cercare di abbassarle, pur temendo un immediato divieto.
Al contrario, Melania si inarcò, facendolo gongolare di piacere, permettendogli di sfilarle più facilmente: adesso scorrevano sul suo corpo come un sipario, scoprendo le cosce, le ginocchia e i piedi.
Una volta senza slippini, lei si offrì in maniera spettacolare al ragazzo, puntando sui piedi, con le ginocchia divaricate: Nicola si trovò di fronte uno spettacolo che mai avrebbe potuto sognare.
La natura più intima della sua amica lo attraeva e sembrava dicesse: baciami.
Era un insieme di petali, come quelli di una rosa, e non desideravano altro che essere assaggiati, assaporati, dalla bocca di Nicola.
Non riusciva a credere che tutti i suoi sogni fossero lì, a portata di mano: era convinto che, all' improvviso, tutto sarebbe svanito, come in una favola.
La delicatezza iniziale lasciò il posto ad una libidine crescente, tanto che, mentre baciava e carezzava Melania, con le dita la martoriava, studiandola, palpandola.
Adesso le sue mani instancabili, si dedicavano anche al suo membro, lo mostrava, lo esibiva per lei, sicuro che fosse infettata dal suo stesso piacere.
Melania si irrigidì nello spasmo causato dalle dita di Nicola e dalla vista di lui, nudo.
Voleva toccarlo, ma non ne trovava il coraggio.
Tutto storto e contrito, abbassò la testa, baciandole l'ombelico, poi il bacino di lei, fin poi a scendere, affamato, con la bocca ancor più giù.
Il profumo di donna, gli diede coraggio e, così, la assaporava rumorosamente, come saggiasse un frutto di mare.
Si aiutava con le dita, per porla sempre più a favore delle sue labbra.
Un po' ci provò, un po' l'emozione gli fece mancare forza nelle gambe e fu così, che si ritrovò sul letto, sopra di lei.
Allora tentò il tutto per tutto. Erano disposti uno al contrario dell'altro; mentre succhiava il nettare del suo fiore, il giovane con prepotenza, si aiutò con la mano, e provò a offrirle il suo arnese, sperando che lei lo accettasse.
Era troppo.
Melania glielo tolse di mano e lo misurò con le dita, impazzendo dal piacere: toccava, carezzava, come fosse posseduta.
Era una sensazione inebriante, avere quel fallo a sua disposizione! Per la prima volta capì cosa voleva dire essere donna.
Allora si rilassò: la testa era stretta tra le ginocchia di lui, un attimo dopo iniziò a concedergli i primi, di una lunga serie, di baci sempre più peccaminosi.
Il suo ragazzo era umido di sudore e profumava di selvatico.
Cercò di fare del suo meglio, di ricambiare con lo stesso accanimento, il piacere intenso che lui le stava donando.
A un certo punto non si trattenne e volle che provasse il piacere della penetrazione: finalmente schiuse le labbra.
Fino a poche ore prima, non avrebbe mai immaginato, di arrivare a tanta intima confidenza con Nicola, eppure ...
Adesso, sembrava possibile anche l'impossibile: un muro invalicabile era crollato e lei era sua; la sua carne, il suo corpo, erano diventati un dono per l'infatuazione di Nicola.
- Io, io... mi spiace... – bofonchiò Nicola mentre non mollava la sua femmina – non ce la faccio più, perdonami... non mi trattengo... – era veramente mortificato e lei non seppe trattenerlo, non se la sentì. Capiva che lui era ormai all'acme del piacere.
Si liberò la bocca e disse: - Dai, vieni, se vuoi! Fa presto ... –
Allora lui si mise in ginocchiato e guardò la sua ragazza: tutta nuda e solo per lui... sotto di lui.
Si toccò veloce come un mandrillo.
Guardava e perdeva i sensi: le gambe della ragazza erano spalancate come un anfiteatro, sembravano aspettarlo.
La minigonna era solo una fascia sottile, sollevata sulla sua pancia, mentre dall'ombelico in su, era nuda; i seni prorompevano, turgidi e ingrossati.
Sotto il suo staffile, gonfio, il viso angelico di lei, che mai avrebbe immaginato così dolce e sensuale... le labbra socchiuse sembravano aspettare la pioggia ristoratrice.
Il respiro caldo di lei, lo umettava, tanto la sua bocca era vicina alle sue intimità. Per aggiungere ulteriore pathos all'atto, Melania, che si era fatta coraggio, lo omaggiava ogni tanto, di un piccolo tocco con la lingua bagnata.
Quando Nicola si irrigidì perdendo il controllo, Melania si spostò più in avanti, arcuandosi, per vedere meglio cosa succedeva e, inconsciamente, per offrirsi al maschio, in attesa di un rapporto completo che non sarebbe avvenuto.
Nicola diede degli strattoni nervosi, adesso non muoveva più la mano ma si limitò a tenersi tutto bloccato con le dita della destra.
La ragazza, estasiata, guardava quel vulcano e attese lunghi attimi, fino a quando il primo, inarrestabile guizzo, partì', libero, verso il suo letto virginale.
Un calore nuovo e umido la inondò, arrivandole persino sui piedini.
9
Dopo quella pioggia violenta, quel nuovo, strano odore, mai sentito prima la fece impazzire di piacere.
Non ci fu niente da fare, né falsi pudori da rispettare, non poteva negarsi quel gusto irrinunciabile. Scese ancora più giù rispetto al letto e, con la punta delle dita, attrasse il maschio verso il basso spalancando la bocca e riprendendo a suggere.
Stavolta però un sapore nuovo e perverso si insinuò nella sua bocca e Melania non potè che apprezzarne il sapore.
A quella insostenibile, residua sollecitazione, il corpo di Nicola si abbandonò a sussulti incontrollabili.
Intanto che lo gustava, lo sentiva sgonfiarsi delicatamente, era il suo momento, adesso.
Dolce, tenero, delicato ma non per questo meno intriso di libidine. Melania si dedicò al suo piacere solitario, davanti al suo ragazzo, dimenticandosi, per un attimo, di ogni decenza.
Si era fatto tardi.
Per pura fortuna non era arrivato nessuno.
Di sicuro, in alcuni di quegli intensi momenti, avrebbe potuto entrare chiunque, senza che loro due se ne accorgessero.
Dopo, a freddo, meditò a lungo su quanto era capitato.
La sua voglia di sesso, poteva valere lo stare insieme a un ragazzo che non era il suo ideale? La ragazza era certa di non amare Nicola... Era giovane ma giudiziosa, comprese di avere bisogno di riflettere: non voleva effettuare passi falsi, in un piccolo paese, potevano risultarle fatali.
- Ci sei riuscito! – lo rimproverò – Sei contento, adesso? – Intanto rendeva la scena ancora più tragica, raccattando, con un asciugamani, le tracce sparse del piacere, impazzito, di lui. Cìerano gocce dappertutto, sia sul suo corpo, che sul letto e persino sul pavimento.
- Ma tu guarda che casino! – aggiunse ad alta voce.
Il povero Nicola era troppo confuso e sbandato per sapere cosa rispondere. Era mortificato e non sapeva come uscirsene.
Dopo l'eccitazione era tornato servile e si sentì sollevato, quando Melania, alquanto bruscamente, lo mise alla porta senza neppure un bacetto.
Molto più tardi, quella notte, ognuno dei ragazzi, nel buio della sua stanza, si toccò nella solitudine complice del lettino, pensando a ciò che era stato tra loro.
Melania stringeva al viso quella tovaglia, che sapeva ancora di seme maschile.
10
Oltre venti anni dopo la loro esperienza, Melania, seduta in macchina, ricordava, come flashback, i primi, travagliati contatti con quel ragazzo, che adesso era diventato un uomo e, purtroppo, era peggiorato. Col tempo si era ulteriormente svilito, con la pigrizia mentale e l'obesità.
Era impacciato dai chili di troppo ma anche dall'emozione.
Nicolone era rimasto ignorante in modo abissale, tanto da diventare un vero bigotto ottuso, a poco più di quarant'anni.
Da giovani, nei due anni in cui si erano frequentati, Nicola si rendeva perfettamente conto di essere finito in "paradiso" per una fortunata serie di eventi.
La sua passività all'epoca era stata come un atto di fede e fece scaturire in Melania un "alter ego" dominante, passionale e punitivo.
Vedere che lui accettava tutto da lei, senza batter ciglio, l'aveva trasformata in una pantera: feroce e vendicativa.
Teneva in vita la sua vittima, per il semplice gusto di sperimentare fino a che punto fosse capace di sopportare il suo dominio.
Infine, e questo lo aveva taciuto sempre, anche a se stessa, poco più che adolescente, aveva scaricato su di lui tutte le problematiche e le frustrazioni di quel momento difficile.
La sua famiglia non era ricca e lei era stata costretta a collaborare fin da giovanissima: non accettava il pensiero comune di tenersi ben stretto il suo ganzo, per sposarlo e sistemarsi... come si suol dire.
Lo maltrattava e lo dominava come se, in cuor suo, volesse rinfacciargli, di essere goffo, sciocco e limitato. Forse si comportava così, per cercare una giustifica, un riscatto, al suo atteggiamento irrazionale.
Ne aveva fatto una sua "creatura" ma, il poveretto, proprio non poteva dare di più o trasformare la sua natura gretta.
Adesso gli lanciò un'occhiata di sbieco: sembrava confuso e, un po' impaurito... dopotutto si era sposato da pochi anni, una volta persa ogni speranza.
Aveva passato un decennio nei bagordi e gli stravizi, a tentare di dimenticarla ... ma, era chiaro, non fosse servito: era ancora pronto e servile, nei confronti della donna.
Anche lei era sposata. Di certo lui temeva che potessero essere visti insieme.
Sperava, mentendo a se stesso, che lei lo avesse contattato per motivi pratici... per affari o, addirittura, per un aiuto economico. Non riusciva a immaginarsi altre possibilità, forse ne aveva addirittura paura.
In quel momento, però, vedere Melania, seduta al suo fianco, con la gonna attillata, le calze trattenute dal reggicalze evidente, visti i piccoli, piacevoli, rigonfiamenti che si notavano sotto la stoffa tesa, gli facevano presagire che forse, c'era dell'altro.
Possibile che lei avesse voglia di lui?
Oppure nascondeva un grande imbroglio? Gli sembrava assurdo.
Nicola era in uno stato pietoso e sudava, nonostante l'aria condizionata aperta a manetta.
Scambiarono qualche parola per stemperare la tensione e decisero di raggiungere una zona, completamente estranea alla loro quotidianità, per fermarsi a uno chalet e chiacchierare tranquillamente.
Melania approfittò del tempo necessario per rilassarsi sul sedile e vagare con la mente nel passato.
E tornò a ricordare...
11

Dopo quel rapporto orale con Nicola, abbozzato e abbastanza generico, Melania attraversò un periodo di grossa crisi.
Non sapeva cosa decidere e, nei suoi confronti, si comportava in maniera riservata e schiva.
Aveva confidenza con Nicola e sapeva come padroneggiarlo.
Nella cerchia delle sue conoscenze le ronzavano intorno molti ragazzi ma nessuno di loro la attirava particolarmente, né era stata vittima del classico "colpo di fulmine" per qualcuno.
Nicola era lì: pratico, comodo, a portata di mano e, a dir la verità, aveva costatato che era molto ben dotato; adesso, Melania, al solo pensiero gestirsi a piacimento quell'obelisco, sentiva un languore doloroso nella pancia. Dopotutto attraversava quell'età della giovinezza in cui la voglia non passa mai.
Il lunedì finalmente tornò a scuola e Nicola tornò a essere "solo un amico", più o meno.
Lui faceva di tutto per farsi notare e lei faceva del suo meglio per ignorarlo; prendeva le distanze insomma. Non voleva che lui, potesse dare per scontate, cose che ancora non lo erano. Lei era decisa a mantenere una certa libertà: aveva visto le amiche cambiare, dopo il fidanzamento... diventavano già "vecchie" e pensavano solo ai mobili e alla festa e al futuro matrimonio.
Il lunedì pomeriggio andò a casa di un'amica. E quando Nicola si recò, scodinzolante a casa sua, restò amaramente deluso.
Per risollevarsi da quella situazione di stallo, avrebbe aspettato due lunghi, tormentati, mesi.
Un pomeriggio, consigliato dalla madre, si accertò che la ragazza e i suoi fossero a casa, e si recò da lei con un mazzo di fiori e un astuccio, che conteneva un anellino di brillanti. Non da sballo, ma pur sempre un segno molto efficace dei suoi desideri.
Insomma, Nicola giocò il tutto per tutto... andò dal padre e, davanti a tutta la famiglia, gli chiese di fidanzarsi con Melania.
Fu una catastrofe!
Melania lo aggredì, domandandogli come avesse osato di illudersi fino a quel punto. Aveva fatto tutto da solo:
- Ma cosa credi, di vivere nel Medio evo? – lo accusò.
Il ragazzo, aveva agito scioccamente ma in buona fede e la prese molto male.
Era stato talmente toccato che, nei giorni seguenti, perse addirittura qualche chilo: incredibile!
Il poveretto voleva dimenticarla ma era impossibile: ricordava le sue carni chiare, le gambe schiuse e la sua natura profumata e, con tristezza si masturbava a profusione, fino al limite dell'umana sopportazione.
La mamma del ragazzo era furba e pettegola, conoscendo le condizioni della famiglia di Melania, fece di necessità virtù, e consigliò il figlio di "lavorarsi" la madre, per raggiungere il cuore dell'amata. Nicola l'avrebbe volentieri mandata a quel paese temendo un'altra rappresaglia ma, essendo a corto d'idee e incapace di un corteggiamento più virile, seguì, ancora una volta i consigli materni.
Che Melania ci fosse o no, quasi ogni pomeriggio si presentava a casa sua, portando omaggi e leccornie, facendosi in quattro per rendersi utile.
Giocava con i nipotini che abitavano di sopra, chiacchierava con la madre e la sorella minore, mentre, la ragazza, continuava a ignorarlo completamente.
Melania continuava a trattarlo come un amico di famiglia, nonostante la sua insistente presenza, la irritasse leggermente.
12
Poi la scuola finì e cominciarono gli inviti: cinema, feste, discoteca ...
Per facilitargli il compito mamma' aveva comprato la macchina a Nicola, comodità che non tutti i ventenni di allora potevano permettersi.
Intanto, madre di Melania faceva di tutto per lasciare la figlia nelle mani di quel buon ragazzo, pacioccone e benestante.
Alla fine, la cosa che convinse la giovane a rivedere le sue posizioni, fu proprio la libertà integrale di cui avrebbe potuto godere, se avesse frequentato Nicola.
I suoi, infatti, sapendo che era col ragazzo non le imponevano limiti, particolari. Erano fiduciosi in quel ragazzo pacifico e bonaccione e, se pure i due ragazzi, avessero fatto la cosiddetta "frittata", tutto si sarebbe risolto per il meglio: Nicola non era il tipo da scappare per non prendersi le sue responsabilità.
Così, Melania si decise ma parlò chiaramente con lui.
Lo trattò con asprezza, ribadendo il suo diritto al comando.
Lei non lo amava ma poteva darsi che, se lui le avesse fatto da scudiero fedele, lo avrebbe accettato come una specie di accompagnatore ufficiale.
Da parte sua: lui non doveva nemmeno guardare le altre, perché tutti i loro amici dovevano sapere che era, praticamente, il suo schiavetto.
Non doveva pretendere niente, neanche dal punto di vista sessuale ma solo, al momento opportuno, provare a chiedere con educazione, con la speranza che lei accettasse di concedergli qualcosa.
Nicola avrebbe dovuto obbedire ad ogni sua richiesta o capriccio e non intervenire mai nelle sue decisioni.
Se queste condizioni non gli convenivano ... la porta era lì: era libero di andarsene, immediatamente.
Ma, naturalmente, lui non aspettava di meglio che prostrarsi, letteralmente, ai suoi piedi. Non sapeva bene di cosa si trattasse ma più Melania lo mortificava e lo comandava a bacchetta, più lui si eccitava e la desiderava, più di qualsiasi altra ragazza.
Insomma non si rendeva conto di essere masochista e feticista: per lui, quello era l' amore, e basta!
La domenica successiva i suoi con la sorella si sarebbero recati ad una festa di comunione e Melania si fece venire un tremendo mal di testa.
- Come ti regoli poi, per il mangiare? – chiese la madre – Ti preparo una frittata? -
- No, non ti preoccupare, se me la sento verso l'una vado a pranzo da Nicola. -
La madre cedette subito, non voleva guastare l' idillio che, finalmente, pareva essersi creato nella storia travagliata dei due giovani.
13
La domenica mattina i familiari uscirono alle dieci e, pochi minuti dopo, Nicola, alla chetichella, si era già intrufolato nel palazzo: bussò alla porta con le nocche delle dita.
Melania si era rimessa a letto e non capiva a cosa attribuire quei colpetti impacciati poi, sbuffando, si decise ad approfondirne l'origine.
- Ma, chi è? – sussurrò davanti alla porta chiusa.
- Sono io, Nick ... ! – sussurrò il ragazzo.
Melania aprì, sbigottita:
- Ehi, ma sei completamente matto? – lo assalì – Ma ti rendi conto che i miei sono ancora in giro e che... – guardò fuori – è ancora l'alba?
Non ho nemmeno ancora fatto la doccia! –
Lui cercò di intrufolarsi, comunque, nell'appartamento.
– Nessun problema – disse – e la doccia te la posso fare io... –
Lei rise:
– Ma questo è tutto scemo ... - poi – Ok! Dai, entra e aspettami sul divano. Vado a prepararmi; poi usciamo. –
Il ragazzo era deluso, aveva sognato per tutta la notte quel momento e le sue eventuali ripercussioni.
- E niente di più? Non potremmo ... ehm, baciarci un pochino? Prima di uscire –
- Non se ne parla neppure – sbottò lei – hai preso questa casa per un casino? – però, allontanandosi, rise, mentre sbatteva la porta del bagno.
Nicola non demordeva, era su di giri.
Appena sentì lo scrosciare della doccia tentò di entrare: la porta non era chiusa a chiave.
Melania era completamente nuda, l'acqua le scorreva addosso, creando una lieve condensa che la rendeva ancora più piacevole, nel vedo non vedo.
Piccole gocce riflettevano la luce, come brillantini sparsi sul corpo statuario; la ragazza lo vide, ma non disse nulla ... si voltò verso il gruppo doccia, mostrandogli le natiche, stupefacenti, e la natura, che si dischiudeva ogni volta che si abbassava, per insaponarsi le cosce.
Lo ignorava deliberatamente.
Il giovane non sapendo come comportarsi, come al solito si affidò alla sorte. Aveva costatato che, quando lei si eccitava, dopo era tutto più facile, ma conosceva anche le sue "ire" e come lo maltrattava quando era arrabbiata.
Era troppo su di giri per non osare... si tolse il jeans e pure i boxer e apertosi la camicia di cotone, aspettava. Sperava che la vista del suo inturgidimento, movesse a compassione la sua ragazza.
In quel momento Melania, chiuse l'acqua e uscì dalla doccia.
- Prendi quell'accappatoio e aiutami! – ordinò con noncuranza, evitando accuratamente di guardargli il membro nudo.
Lasciò che Nicola la asciugasse accuratamente e con meticolosità, prima la parte alta del suo corpo. Il tronco, poi i seni superbi, che lei stessa sollevò, per permettere al giovane di asciugarli da sotto.
Poi sedette su uno sgabello e lui si dedicò alle cosce, ai piedini, piano piano, un dito alla volta.
Quando, risalendo con le mani, si avvicinò alla vulva, Melania lo bloccò.
Il giovane pensò che lo avrebbe scacciato, irritata, invece lei gli porse una tovaglietta pulita, di cotone bianco.
- No, per asciugare li, usa questa. – gli disse piano.
Gli prese l'accappatoio dalle mani e ci si sedette sopra.
Intanto lo squadrava da capo a piedi, senza mostrare i suoi sentimenti, facendolo sentire ridicolo e inadeguato.
Lui evitò di guardarla negli occhi e procedette accuratamente, estasiato, a un delicato massaggio della vulva, mentre la asciugava con il piccolo telo di lino.
- E adesso cosa vuoi? – gli chiese con freddezza.
Come ogni volta che era in difficoltà, il giovane iniziò a balbettare un po' confuso ma cercò lo stesso di rispondere qualcosa: lei si arrabbiava, quando lo vedeva così insicuro e lo mortificava.
- Non balbettare! – ordinò Melania alzando la voce e facendolo sentire ancora peggio.
– Sii chiaro e scandisci bene le parole: cosa desideri? –
14
Il pene del giovane iniziò una mortificante parabola discendente, cosa che, segretamente, eccitò la libido di Melania.
- Vuoi che io ti faccia il sesso orale? – disse lei con espressione grave – è questo che vuoi? E ti sembra una desiderio accettabile? –
Nicola non riusciva a profferire parola, ma il suo affare riprese vigore, al solo immaginare quello che sarebbe potuto accadere ... se lei lo avesse voluto.
- Avvicinati, adesso! – disse la ragazza.
Cera molta luce e lei ne approfittò, per studiare e valutare il coso di lui. Lo alzò verso l' alto con la mano, valutò e soppesò anche le parti più nascoste; era da tempo che voleva conoscere perfettamente le parti intime di un maschio ma, finora, aveva sempre avuto vergogna a dimostrarlo.
Toccava e tastava, i cosiddetti gioielli, e ne valutava consistenza e caratteristiche. Nicola mugolava come un cucciolo che ha paura di scodinzolare troppo.
Liberò il glande completamente e lo osservò:
- Ti faccio male? – chiese.
- No, no – rispose lui, pronto – è solo la sensazione ... non so definirla: mi fai sentire ... nudo, vulnerabile. –
- Insomma ... – disse lei – ti piace o non ti piace? –
Lui si affrettò – Mi piace, mi piace! Mi piace tutto. Mi fai uscire pazzo. – E allora la ragazza: – Ah ... sì! Allora adesso preparati che te lo faccio con la bocca. Capito? -
Lui sembrava venire meno, Melania notò che spesso stringeva le gambe, quasi contorcendosi come dovesse correre al bagno.
Lo guardò negli occhi, perfida:
– Ma cos' hai? Devi fare la pipì? – Nicola avrebbe preferito sparire, ma detto da lei la voglia aumentò.
Per poco non pianse ma disse:
– Veramente, sì ... dovrei. –
- E vieni allora... che problema c'è? –
Melania si alzò in piedi e si pose a fianco di lui, poi come un cagnolino al guinzaglio, lo prese per il membro, che ormai




Leave a Reply

*

top
Diag| Memory: Current usage: 47724 KB
Diag| Memory: Peak usage: 47895 KB
Better Tag Cloud