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Un te matto con Alice

Un te matto con Alice

“Il Cappellaio guardava perplesso il suo orologio, scuotendolo di continuo e portandoselo all’orecchio.
- Ti avevo detto che il burro non andava bene per i meccanismi! – disse rivolto alla Lepre Marzolina.
- Era il burro migliore -, rispose la lepre timidamente.”


Non so dire perché il mondo di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol deve essere il secondo capitolo della rubrica. L’idea della boccetta con scritto bevimi, del biscotto con scritto mangiami e del te matto col cappellaio mi ha attirata tanto da cimentarmi dopo anni in una nuova lettura di questo libro, dimenticando, inizialmente, che esso rappresenta uno dei primi e più importanti esempi di letteratura del nonsense. Nonsense significa che i nessi logici tra un evento e l’altro vengono meno e i dialoghi fra i personaggi rappresentano una realtà assurda. Perciò, ri-leggerlo cercandone una logica mi ha provocato un senso di frustrazione che non mi aspettavo. Il tono canzonatorio, l’umorismo e l’ironia sono quelli di un mondo a testa in giù, dove tutto va come non dovrebbe andare.
Il ricordo che ho della prima lettura del racconto è che non ebbi alcuna difficoltà a capire Alice. Forse perché, undicenne, ero ancora molto simile a lei e ai sui 7 anni e le modalità di comunicazione dei personaggi erano molto più adatte all’età e alla fantasia dei bambini che non ad un pubblico adulto. L’immagine della boccetta e del biscotto è molto vivida a tutti anche se il contesto, le motivazioni e i nessi sono vaghi ai più. Sono proprio queste immagini così forti che continuano ad attrarmi.
La boccetta dal contenuto ignoto e il biscotto con invito scritto sono il mezzo che produce una trasformazione fisica in Alice: rimpicciolire e crescere all’istante. Se in un primo momento questo fatto è una scoperta,  in seguito vediamo che diventa il leit motiv del personaggio. Tutte le volte che Alice aspira a raggiungere un obiettivo, lei pronuncia frasi del tipo “suppongo che dovrei mangiare o bere qualcosa…” ed è proprio così, con molti aggiustamenti nelle quantità, che ottiene ciò che vuole.
L’assurdo presente in ogni frase, colpisce la relazione che Alice ha con il cibo. Quando mai una roba da bambini come il fatto di crescere diventa così interessante? Crescere per un bambino è la cosa più noiosa che ci sia! Perché? È semplice! Si diventa noiosi proprio come gli adulti! Quindi, perché non immaginare la sola e istantanea trasformazione del corpo? Questo sì che è divertente! Come lo è il suo ridicolo contrario che è quello di rimpicciolire.
Il cibo provoca in Alice effetti magici. La consapevolezza della protagonista di trovarsi in una fiaba, lo dice lei stessa,  fa sì che lei accetti molto presto che mangiare le procurerà una trasformazione inaspettata, fuori del normale, magica appunto.
Molto diverso è il ruolo del cibo nell’episodio del te con il cappellaio. L’orologio che segna solo i giorni dell’anno è indietro di ben due giorni e, il burro, pur essendo il migliore, evidentemente non lo ha aggiustato. Tutto il dialogo fra i personaggi seduti al tavolo per il te sono fondati sull’assurdo, in una comunicazione disgregata, fatua. Si parlano senza voler dialogare, non sono interessati a conoscere Alice e non dimostrano di desiderare dei legami “caldi” con lei.
Posso darvi la mia personale interpretazione di Alice nel paese delle meraviglie e, se non ricordo male, è la stessa di quando avevo 11 anni.
Alice è una bimba sveglia, terribilmente annoiata dagli adulti, dai loro divieti e dalla loro superficialità. Il paese delle meraviglie in cui si ritrova è lo specchio di ciò che vive nella realtà e, a 7 anni, le risulta difficile comprendere ciò che la circonda. Gli adulti la rimproverano e la mortificano e ciò che pensa e prova non vale un granché. Il sogno e la fiaba le consentono di “sentire” di non essere più la stessa, di essere diversa. Scopre, assaggia, sceglie, conosce un po’ di più se stessa e di se stessa si può fidare. Al di là della porta (e dello specchio) c’è ciò che si desidera, di qua, la chiave per aprire quella porta.

Enrica De Luchi



3 Responsesto “Un te matto con Alice”

  1. maria pia monicelli says:

    E mai perdere quella chiave..
    Complimenti!

  2. davvero bellissima questa visione di alice…mi ha veramente fatto vedere la storia dalla vera prospettiva…

  3. Enrica De Luchi says:

    @ Maria Pia: e se succede di perderla, mai rinunciare a ritrovarla… Grazie!
    @ Francesca: Grazie! Ho sempre pensato che Alice sia semplicemente una bambina di 7 anni. E a me, le battute facili su di lei non sono mai piaciute. Ma questo va bene a chi non ha letto il libro… :-( Se poi ripenso alla pubblicità, quella delle zuppe colorate (“Alice, segui i colori”) almeno gli ideatori potevano dare una letta alla fiaba no??
    Invece di farla apparire come la solita casalinga citrulla.
    Grazie!

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