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Via da Sparta – Il sogno del ragno


Comincia la grande fuga di Aracne dal mondo ucronico dominato da Sparta alla ricerca della libertà, dell'amore e di un mondo migliore per chi, come lei, ilota, è nata schiava in un impero dominato dai guerrieri spartiati.
Attraverso il violento e spietato Impero di Sparta, che, in un universo divergente e alternativo, ai giorni nostri domina metà del pianeta, la diciasettenne Aracne, appena violentata in strada, senza la possibilità di protestare o rivendicare qualche diritto, non avendone alcuno in quanto schiava ilota, fugge all'inseguimento di un sogno, della libertà e della vita per sé e per il bambino che porta in grembo frutto di quell'assalto brutale in strada dopo un'estenuante giornata di lavoro.

Quasi 2400 anni fa Sparta, anziché essere sconfitta da Tebe, ha vinto e ha iniziato la sua espansione, cancellando Atene e la sua cultura, bloccando lo sviluppo dell'Impero Romano e creando un mondo del tutto diverso, dove uomini e donne vivono separati, sesso e amore sono diversi da come li conosciamo, i malati e i vecchi vengono uccisi, il denaro e il lusso non esistono, la guerra non ha mai fine, l'arte è quasi inesistente, la meccanica è ai suoi inizi e al servizio del solo esercito, l'elettronica non è neanche immaginabile, ma la genetica ha fatto grandi passi avanti. È un mondo in parte distopico, ma soprattutto diverso dal nostro, per effetto di 2400 anni di divergenza storica.

Oggi, in questo tempo alternativo, Aracne è una schiava in fuga verso un sogno, attraverso le terre di Sparta, di cui scoprirà facce inattese. Affronterà prigionia, fughe, naufragi, conoscerà gente diversa e sarà più volte tentata di arrendersi.

"IL SOGNO DEL RAGNO" è l'inizio di un'avventura e un percorso che ci insegna che nulla è scontato, che le nostre comodità, i nostri diritti, le nostre libertà sono conquiste di anni di storia e sarebbe bastato poco a far sì che oggi non le avessimo.

"IL SOGNO DEL RAGNO" è un romanzo di Carlo Menzinger di Preussenthal edito nel Settembre 2017 da Porto Seguro Editore.

Porto Seguro Editore è una casa editrice di Firenze.

"IL SOGNO DEL RAGNO" è il primo volume della trilogia "VIA DA SPARTA".

Editore:
Porto Seguro Editore

Genere: Ucronia (fantascienza)

Estratto:
Aracne viveva in un tempo che non le apparteneva. In un tempo che non è neanche il nostro. Aveva diciassette anni, ma non si sentiva giovane e non considerava la sua un'età felice. Se quella mattina le avessero detto che al calar del sole un gruppo di ragazzi l'avrebbe costretta a fare sesso in mezzo alla strada, non si sarebbe stupita.

Non indossava nulla, ma era accaldata. Una goccia di sudore scivolò lungo il ragno tatuato sulla fronte. La ragazza la asciugò con il dorso della mano. Anche questa era tatuata. Il disegno raffigurava due anelli intrecciati. Non aveva altri tatuaggi. Non era stata lei a sceglierli. Per quel che ricordava, li aveva sempre avuti.

Aracne inspirava a fatica l'aria, densa del respiro pesante delle altre donne. In quello spazio stretto e tetro come il ventre afflosciato di una vacca morta di fame nessuna finestra si affacciava sull'esterno, ma Aracne sapeva che era sera. Lo capiva dal peso della propria stanchezza. Aveva passato l'intera giornata a quel telaio infernale cui era legata tutti i giorni della settimana, ormai da molti anni. Troppi, rispetto ai pochi che aveva. Odiava quella stanza sotterranea, illuminata solo dal tremolare di torce puzzolenti, il cui fumo le bruciava gli occhi arrossati. Lei e le sue compagne tessevano senza posa per le brame del signor Zotikos. Non era il vero padrone. La filanda era gestita da sua moglie, che seguiva l'amministrazione per conto della Gerusia, ma tutte loro chiamavano quel buco la Filanda di Zotikos, anche se lui era più che altro il cane da guardia dell'amministratrice. Abbaiava e, a volte, mordeva. Dove non bastava la sua frusta, arrivava con l'unico pugno che gli era rimasto e a volte con i denti. Le tessitrici, ridendo, dicevano che con la padrona uggiolava, ma la cosa ad Aracne sembrava improbabile. Le donne lo descrivevano carponi leccare le natiche della moglie e sghignazzavano cercando di non farsi sentire. Anche Aracne rideva, ma la padrona non le interessava: la vedevano di rado e quindi consideravano il marito come il loro capo. Zotikos aveva lasciato l'esercito in seguito alla perdita di un braccio. Diceva che l'avevano "sfrondato" in battaglia, e da allora si occupava della fabbrica. Non lo faceva volentieri, perché per lui era un ripiego, attività poco onorevole per un militare, e quindi maltrattava piuttosto spesso le sue collaboratrici, sfogando la propria frustrazione. Pretendeva da loro un rigore e una disciplina cui si era abituato sotto le armi, ma le donne non erano soldati e non sembravano volergli dare soddisfazione. Questo lo irritava molto. Anche se non le mordeva, questo cane, per come le trattava, era come se lo facesse.

Aracne uscì in strada con grande sollievo, sebbene sapesse che, passata la notte, sarebbe dovuta tornare al telaio e così ancora il giorno dopo e quello dopo ancora, per un tempo che non prevedeva alternative né fine. Respirò a fondo l'aria della sera, riprendendo un poco di forza. Il vento raffreddò il sudore sulla pelle nuda.

I suoi lineamenti delicati, resi ancor più affilati dalla stanchezza, lasciavano sui muri ombre taglienti più lunghe di lei, già alta e slanciata. Presto sarebbe stato buio. Doveva affrettarsi. Camminando rasente alle pareti, come sua abitudine, quasi sperasse in tal modo di confondersi con la sua stessa ombra e di non essere notata, si avviò a qualche isolato da lì, verso la stanza del gineceo che divideva con Anthousa, una ragazza sua coetanea. Un bugigattolo scuro, una topaia nel quartiere più sporco, lontano dal mare, in quel grande edificio seminterrato popolato solo di schiave ilote, scarafaggi e sordidi sorci. Avrebbe preso dalla mensa un po' di zuppa nera e si sarebbe subito buttata sul pagliericcio, per riprendere un po' di energia, pensava.

Era difficile, per chi la incontrasse, nonostante la spossatezza che la pervadeva, non notare la bellezza dei suoi occhi verdi da gatta e i lunghi e foltissimi capelli neri, che teneva raccolti alla buona in un'ampia coda di cavallo, perché proprio non aveva il tempo di pettinarli come avrebbero meritato. Il laccio sulla nuca lasciava liberi solo i capelli sulla fronte con cui cercava di nascondere il tatuaggio, quel ragno di cui si sentiva prigioniera. Quanti giorni erano passati dall'ultima volta che li aveva potuti lavare? Non lo ricordava neppure. Avrebbe voluto farlo, ma la sera era sempre troppo stanca. Forse, pensava, era meglio così: non voleva sembrare bella. La sua bellezza la affaticava ed era fonte di guai. Aveva però l'incoercibile splendore dei diciassette anni. I suoi capelli, simili a un'immensa criniera, attiravano l'attenzione. Quel maledetto ragno che le avevano tatuato sulla fronte e da cui prendeva il nome calamitava gli sguardi. Pensandoci ci spinse sopra una ciocca di capelli della frangia. Come avrebbe voluto qualcosa con cui nasconderlo meglio! Sparta, però, non ammetteva l'uso degli abiti, né tantomeno di cappelli o veli per la testa. Mollezze inaccettabili e immorali.

Il sentiero polveroso e secco non era deserto, ma i passanti erano abbastanza rari e si affrettavano verso le rispettive abitazioni, essendosi ormai quasi fatto buio. La notte i controlli si allentavano, le pattuglie si facevano rare, i giovani in libertà andavano in caccia di sesso, risse e avventure. Nel silenzio si poteva sentire, sebbene lontano, il rumore della risacca. Gli abitanti di Neapolis amavano il loro mare e ne erano orgogliosi.

Con un fremito Aracne notò un gruppo di ragazzi venirle incontro. L'aria della sera era ancora calda, quasi afosa, e i giovani giravano senza tuniche o mantelli, com'era uso in estate in tutto l'impero di Sparta. Nudi, come anche lei era.

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