MASCARÓ

by | 20 Dec 2020 | Parliamone... | 0 comments

Haroldo Conti

Dopo “Sudeste”, tradotto in Italia per la prima volta nel 2018 da Exòrma Edizioni, un altro capolavoro del grande scrittore desaparecidoHaroldo Conti.

Prefazione di Gabriel García Márquez
Traduzione di Marino Magliani

Non c’è solo il talento di Diego Maradona
di Davide Barilli (Gazzetta di Parma, 30 novembre)

I libri che ti muovono dentro qualcosa di importante sono quelli che aspettavi da tempo. Sono i libri che servono. Quelli abitati da storie e personaggi che diventano immediatamente imprescindibili, come se nel tuo immaginario ci fosse stato uno spazio vuoto da riempire.
Scrivo questo perché ho appena riletto – nella efficacie traduzione di Marino Magliani – un capolavoro perduto riproposto meritoriamente dall’editore Exorma, da tempo impegnato in un lavoro prezioso di riscoperte e di scommesse letterarie.
“Mascaró” dell’argentino Haroldo Conti è un’opera mondo di straordinario impatto, narrativo ed emotivo. Romanzo picaresco, debordante e ardito, di ribellione e riscatto, rientra in quel filone ormai raro di trame sognanti ed epocali, fantastiche ed evocative di cui oggi più che mai si sente la necessità. Libri che nutrono il nostro bisogno reale (mi si perdoni l’ossimoro) di immaginario.
Questa storia di circhi e giramondi, bislacca e tragica, proveniente da un lontano mondo argentino e da un’epoca cancellata e perduta (come l’ombra dell’autore, scomparso e mai più ritrovato durante la cupa dittatura di Videla) rende certe letture dei più recenti narratori nostrani, sterili arrampicate su trame applicate a ovvi sociologismi (persino il covid può diventare casella da riempire) generiche e sbiadite testimonianze di vite scarsamente vissute o inventate. Il talento – mi si perdoni il richiamo, scontatissimo ma obbligato (se non altro per nascita) a chi ha fatto della propria vita un’opera d’arte, sfavillante, tragica e cupa come Maradona – c’è o non c’è. E in Haroldo Conti abbonda.
All’insaputa dei troppi che non hanno ancora letto “Mascaró
Pubblicata nel 1975, quest’opera è diventata un romanzo di culto per il suo alto contenuto simbolico e ribelle e vinse il Premio Casa de las Americas (Cuba), il più ambito premio letterario ibero-latinoamericano. L’anno seguente Haroldo Conti fu sequestrato dalle milizie del dittatore Videla e di lui non si seppe più nulla.
Gabriel García Márquez, nella prefazione al libro, racconta le circostanze tragiche che hanno fatto di Haroldo Conti un desaparecido: «Contava allora cinquantun anni: aveva pubblicato sette bellissimi libri (…) Un commando di sei uomini armati arrivò in piena notte e lo portò via bendato coi piedi e le mani legati. Sarebbe scomparso per sempre».

La trama
Tutto comincia una notte nella locanda di Arenales. L’orchestrina del paese si trascina suonando fino all’alba in attesa che il Mañana, una vecchia nave scalcinata, salpi per condurre Oreste verso un porto che forse non esiste. Insieme a lui si imbarcano lo stravagante Principe Patagón, il misterioso cavaliere Mascaró e altri passeggeri altrettanto fuori dal comune. Il villaggio è uno di quei posti sperduti dove la miseria è vissuta come una condizione naturale e Oreste ha deciso di andare via per sempre. Ma anche tutti gli altri luoghi dove finirà per vagare, condividendo la scelta nomade del Principe Patagón, saranno luoghi poveri, marginali e semiabbandonati, distese rarefatte, villaggi senza tempo. Un’Argentina concreta e allo stesso tempo sospesa nella meraviglia.
Vagabondare, per il Principe Patagón, “mago indovino patentato, algebrista, quasi imperatore”, è una vocazione autentica; l’andare senza meta per lui è inevitabile, una filosofia che Oreste vorrà fare sua. Durante la navigazione Oreste si lascia trascinare dal Principe nell’impresa di fondare un circo e arrivati a Palmares altri personaggi si uniscono a loro dando vita a un carosello di artisti girovaghi, di guitti improvvisati e glorie decadute. Tutti abbandonano consapevolmente ogni legame con l’esistenza antecedente per assumere una nuova identità. È una scelta consapevole per liberarsi da ogni vincolo e cercare la propria vera strada.
Poi il Gran Circo dell’Arca inizia il suo declino e la compagnia si scioglie, ma la visione del circo nei paesi visitati ha cambiato le cose: ha provocato nelle persone un desiderio di riscatto che le Autorità non possono tollerare. Mascaró, alias Joselito Bembè, alias il Cacciatore Americano, viene invano inseguito dalla polizia. La sua figura emblematica appare e scompare, si rivela soprattutto nell’assenza; incarna pienamente il sentimento di libertà che anima tutto il libro.
Nell’ultima parte del romanzo, arresti e torture sembrano echeggiare il clima dell’Argentina degli anni in cui il libro è stato scritto, gli anni della dittatura spietata di Videla, e sembrano prefigurare in modo surreale la terribile sorte di Haroldo Conti.

Haroldo Conti (1925-1976), scrittore e giornalista argentino, nel 1962 vince il premio Fabril per il suo primo romanzo Sudeste(Exòrma, 2018) con cui diventa una delle figure di riferimento della cosiddetta «Generación de Contorno» (nello stesso anno pubblicano autori come Sábato, Mujica Lainez, Cortázar, Marta Lynch). Pubblica inoltre i romanzi Alrededor de la jaula (Premio Universidad de Veracruz, Messico) – poi trasposto per il cinema da Sergio Renán con il titolo Crecer de golpe – e En vida(Premio Barral, Spagna, della cui giuria facevano parte Mario Vargas Llosa e Gabriel García Márquez).
Nel 1975 pubblica il romanzo Mascaró, el cazador americano, che vince il Premio Casa de las Américas (Cuba).
l 5 maggio 1976, a seguito del golpe militare in Argentina, Haroldo Conti viene sequestrato. Il suo nome figura fra quelli dei desaparecidos. Molti anni più tardi il Generale Videla fu costretto ad ammettere il suo omicidio; probabilmente Conti è stato gettato in mare come molti suoi connazionali.

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